Venerdì, 05 Giugno 2015 14:14

Sindrome da Burnout

In che cosa consiste

E’ una sindrome che porta  progressivamente all’esaurimento emotivo in seguito ad un eccessivo accumulo di stress lavorativo, infatti Il termine inglese “Burnout” significa bruciato fuori o esaurito, fa riferimento ad una fase di deterioramento interiore che si manifesta esternamente con atteggiamenti di chiusura, distacco dal lavoro ed irrigidimento emotivo. Questi atteggiamenti risultano psicologicamente molto dannosi perché creano una forte discrepanza tra ciò che si sente(sofferenza) e ciò che si esterna (indifferenza) provocando altissimi livelli di stress.

Venerdì, 05 Giugno 2015 14:13

Adolescenza e social network

Le otto  fasi da percorrere per un intervento di prevenzione efficace

In questi ultimi anni si è verificata una crescita esponenziale dell’uso dei social network, attualmente circa il 70% degli adolescenti italiani possiede un profilo in almeno uno dei social più popolari come WhatsApp Facebook o Twitter ai quali  può accedere dai cellulari che presentano la possibilità di navigare su internet.

Negli Stati Uniti e in altre nazioni Europee sono stati condotti diversi studi sulle problematiche più comuni nella prima infanzia. In Italia invece sono pochi gli studi e le ricerche riguardanti la fascia di età compresa tra 0 e tre anni. Tra questi vorrei ricordare il “Progetto benessere psicologico dei bambini all’asilo nido” elaborato dal  Dipartimento di Psicologia e dello Sviluppo e della Socializzazione dell’ Università di Padova.

Martedì, 16 Settembre 2014 09:53

Prevenzione Psico-Fisica

In America a New York, dal 2004 al 2009 si è riscontrato un aumento di oltre il 50% di prescrizioni di ansiolitici come lo Xanax (della famiglia delle benzodiazepine). Anche in Italia, secondo un indagine avviata dal sociologo Davide Galesi dell’Università di Trento su 3741 consumatori, il consumo di psicofarmaci è triplicato, i più venduti sono gli ansiolitici (61,3%) seguiti da antidepressivi (33,5%), sonniferi (18,4%) e antipsicotici (7,8%).

Ad utilizzare gli antidepressivi sono in particolare le donne i separati ed i vedovi nella fascia compresa tra i 35 ed i 54 anni e sopra i 75 anni.

Mercoledì, 18 Settembre 2013 14:23

Lo psicologo in farmacia

Nel 2009 a Milano è stata avviata una sperimentazione riguardante la figura dello psicologo in Farmacia, l’iniziativa è stata promossa dall’Assessorato alla Salute del Comune di Milano in collaborazione con l’ordine degli psicologi e l’ordine dei farmacisti per un periodo di prova di sei mesi. Gli utenti che si sono rivolti al servizio sono stati 158 di cui l’80% donne, circa il 14% di giovani al di sotto dei 30 anni e quasi il 15% di persone oltre i settanta anni.

I disturbi più comuni sono stati depressione, ansia, attacchi di panico e problematiche familiari. Nell’anno successivo in altre città, quali Roma, Bologna, Padova, Torino, Cuneo, Lecce, Trieste.. sono stati articolati altri progetti con varie modalità e tempi.

Personalmente ritengo che, al di là del tipo di servizio offerto: una o tre sedute gratuite, a seconda del progetto, l’iniziativa fondamentale da apprezzare sia un collegamento più diretto tra i cittadini e figure professionali in ambito psicologico.

Martedì, 18 Settembre 2012 00:00

I pericoli dell'abuso di psicofarmaci

Articolo pubblicato sulla rivista bimestrale “Liguria Magazine” nell’inserto: Salute e Benessere maggio-giugno 2011.

I risultati emersi in una conferenza stampa svoltosi a Roma il 16 novembre 2006 evidenziano il forte incremento delle prescrizioni di psicofarmaci ai bambini italiani. Infatti, oltre settecentomila bimbi rischiano di diventare dipendenti da questi farmaci.

L'allarme proviene da un gruppo di 100 associazioni del settore salute, una di queste è denominata:"Giù le mani dai bambini". Uno studio dell'Istituto Mario Negri evidenziava che in Italia nel 2006 erano trentamila i bimbi che già assumevano psicofarmaci. Secondo gli esperti troppo spesso i comportamenti vivaci vengono ancora oggi interpretati come patologici così vale anche per la depressione. Infatti, secondo gli psichiatri dell'associazione sopra citata, i medicinali sono veramente necessari nel circa il 3% dei casi esaminati e quando la diagnosi molto accurata evidenzia situazioni davvero molto gravi. Nella maggior parte delle situazioni si tratta di comportamenti che non vanno curati per via farmacologica ma attraverso un percorso psicoterapeutico. 

Martedì, 18 Settembre 2012 14:43

Psiche e Soma

Il nostro corpo ci parla: mal di testa, mal di schiena, dolori di varia natura ed entità, tensioni muscolari, stanchezza, formicolii, sensazioni di pesantezza agli arti, vertigini…. Come rispondiamo alle sue parole? Ci rechiamo dal medico, il quale dopo una visita ci prescriverà alcuni medicinali oppure ci consiglierà in casi più gravi di approfondire l’indagine prescrivendoci alcuni esami più specifici. Se viene individuata la cura giusta ed il sintomo scompare tutto è risolto, ma molto spesso non è così, tali sintomi spesso ricompaiono e ci accompagnano per gran parte della nostra vita senza trovare un sollievo, oppure trovando miglioramenti solo momentanei.

Allora ci dovremo chiedere: “ho agito bene”? “Ho fatto tutto ciò che potevo fare per la mia salute?” Alla domanda verrebbe istintivamente di rispondere si. In effetti se ho dei sintomi fisici trovo sicuramente giusto verificare che non ci siano dei processi degenerativi in atto. Se poi ho anche fatto delle indagini e non ho trovato nulla di grave ma solo postura scorretta, un po’ di stress che mi porta varie tensioni e niente altro e mi sono anche recato dall’osteopata che sicuramente mi ha dato un grande giovamento agendo a livello osteo-articolare, cosa posso fare ancora per la mia salute?